Visite guidate

Ho partecipato a un viaggio nelle carceri pugliesi. Ne è stato tratto un libro: DENTRO FUORI.
Questo è un brano del mio scritto.

All'Istituto di Taranto, i posti di controllo (tre: l'ingresso vero e proprio, il cancello scorrevole dopo il parcheggio e il bancone all'interno della palazzina con amministrazione e locali degli agenti) risultano meno claustrofobici, meno inquietanti. Non si sta al chiuso e intorno c'è aria, tanta aria. Una felice eccezione? Occorre considerare che questa casa circondariale (circondariale, del circondario, beh, non è il caso di stupirsi se un funzionario ha definito i detenuti "produzione locale") è situato tra altre grandi aree recintate con ampi capannoni: un centro commerciale, l'Auchan. C'è una logica? anche quello universo concentrazionario, istituzione totalizzante, atopia. Ma non facciamo poesia.

Cerco di non lasciarmi fuorviare dalla relativa piacevolezza delle strutture (fungo futuristico centrale invece delle torrette laterali, spazi ampi, padiglioni ?| relativamente - luminosi, silenzio) e mi concentro sulla scorta: siamo i testimoni di una staffetta degli agenti, alcuni con tuta grigia, stivaletti, anche armi mi sembra, altri hanno una divisa, assomiglia a quelle dell?faviazione. Non vengono maneggiate moltissime chiavi nel tragitto scortato verso la sala deputata, ma mi colpisce il loro colore: sono dorate, brillano, sembrano chiavi per il paradiso, non le lugubri chiavi per le segrete.

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