Giudizi lusinghieri

In evidenza - 2009-10-20 10:58:19

Scrive di me Ettore Catalano

“Scrittore di una lucidità inquietante, con uno scandaglio conoscitivo calato tenacemente nel presente… senza esplicita volontà di sedurre il lettore, ma, dotato com’è di una naturale inventiva e di un senso della misura del narrare assai poco diffuso, scrive racconti che prendono il lettore per il bavero e lo immergono nel decomposto magma del presente… Sostanze è un riuscito mix di dolcezza e tristezza… in una strategia volutamente dispersiva e non affabulante. Piramidi… parabola intelligente e ironica… in una scrittura che rifiuta i vezzi letterari come declinazione di una letteratura di dubbi e di paure e sembra irridere ferocemente quegli scrittori che si piangono addosso, profeti di immancabili (e forse mai avvenute) sventure. La sua scrittura si aggira o, per così dire, bypassa il realismo e sembra quasi ereditare dalle tecniche dello stesso marketing una sinteticità dinamica e positiva, nella quale le emozioni sono saldamente governate da uno scrittore regista che pianifica gli effetti e conduce lo spettacolo nella direzione giusta. Della vasta produzione di Paoloni, nell’impossibilità di rendere conto di tutti i suoi scritti, sempre contraddistinti da un’intelligenza che ama giocare con l’ambiguità (donde il rifiuto di quella autoreferenzialità perdente e patetica di molti scrittori meridionali) ricordiamo…”

Questi e altri apprezzamenti sul titolare del sito in Letteratura del Novecento in Puglia, AA. VV., a cura di Ettore Catalano, edito dalla Progedit, una costola della Laterza. Ettore Catalano, docente di Lettere all’Università di Bari, è una felice eccezione nel panorama accademico pugliese, ma anche nazionale. Cosa inaudita per un professore universitario, scrive bene, con scioltezza, senza tecnicismi, senza sfoggio di erudizione. E’ acuto, brillante, veloce. E’ tutto ciò che i suoi colleghi di solito non sono. Ovvio, quindi, che debba apprezzarmi (immaginatevi qui la faccina sorridente cara ai frequentatori di blog).

Due parole su questa ricognizione letteraria. E’ fortemente disomogenea, gli argomenti a volte si accavallano, gli approcci sono spesso difformi e – avendo distinto i contributi non solo per provincia ma anche separando la poesia dalla narrativa – succede che un poetastro salentino si trovi ad aver più spazio di un valido narratore. L’inchiesta socioantropologica prevale sullo sforzo critico. C’è troppo Carofiglio (scrittore medio, peggio cioè che mediocre) e poco De Cataldo. Ma si possono trovare difetti del genere in tutte le opere simili. Intanto sono stati chiamati a raccolta osservatori autoctoni ed è già molto.




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