Rassegna Stampa "Sostanze"

"La cosa che mi impressiona di più è: la sicurezza di Paoloni, combinata alla rinuncia a sedurre. In questo libro non c'è alcun ammiccamento al lettore. Non c'è - non ho sentita - nessuna volontà di fare un "bel" libro. Invece in questo libro c'è - e l'ho sentita eccome - la sicurezza di scrittura di chi conosce bene i suoi mezzi, sa farli fruttare e cavarne tutto l'utile, e si preoccupa unicamente di dire ciò che ha da dire - tutto ciò che ha da dire, e niente di più - con tutta l'onestà di cui è capace".
Giulio Mozzi, postfazione

"Con soli cinque racconti questo signore mette alle corde buonaparte dei giovani scrittori con ansie sperimentali sfornati dalla nostra editoria. Gli basta l'arma del catalogo, su cui fonda la sua scrittura, perché la narrazuione acquisti forza. Che non vuol dire creare trama, quanto creare senso a partire dalla "ristrutturazione" della trama. Bellissimo".
Sergio Rotino, Fernandel

"Una scelta dura e preziosa. Prevale l'elenco. È questo, infatti, con maniacale felicità classificatoria, a scalzare la trama, a muovere il discorso. come se le parole perdessero la referenzialità convenzionale e rassicurante e fluttuassero in uno spazio incerto, plurale, acustico, che richiede d'essere riconfigurato in nuove, stupefacenti tassonomie. È l'effetto che scopriamo nei veri narratori del nostro tempo, i Pizzuto, i D'Arrigo, i Consolo".
Enzo Mansueto, Corriere del Mezzogiorno

"Elio Paoloni è un narratore svagato e involontario. Apparentemente. In realtà è lucido e sornione e anziché trame costruisce depistaggi, prepara agguati. Con esito diverso.Da manuale quello in Marlboro. Irretito il lettore nella propria originale ricostruzione d'ambiente, quando questi - ormai appagato - non s'aspetta altro che un ulteriore documentazione, con un colpo secco Paoloni, invece, piazza alla sua storia un micidiale esito tragico, imprevisto ma assolutamente congruo: in realtà la somma inevitabile dei tanti impercettibili equivoci, sentimentali e di costume, disseminati in precedenza per il testo".
Michele Trecca, La Gazzetta del Mezzogiorno

Una sorprendente capacità di rinominare elementi del nostro paesaggio in modi affatto nuovi: si pensi al tronco d'ulivo come "perfezionamento eterno dello spasimo". Stati di coscienza e strati di letture e suoni in un mix di dolcezza e bassezza costituiscono il fondamento di questi racconti
Ettore Catalano, dagli atti del convegno "Mediterre"

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