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Innanzitutto parliamo di Piramidi. Un libro sul multilevel marketing. Perché ha voluto parlare di un certo tipo di precariato lavorativo? Piramidi è anche una critica a una certa cultura dominante di illusioni e sogni di guadagni facili?

Parlo sempre e soltanto di ciò che conosco. Per "conoscenza" non intendo, ovviamente, quanto è appreso, ma conoscenza diretta, direttissima. Chi, avendo un po' di abitudine all'osservazione e alla riflessione, parla di ciò di cui ha intensa esperienza, foss'anche il ciclo di lavorazione di carta igienica, può far passare attraverso questo l'universo intero.

È un caso, quindi, che io mi sia trovato a descrivere un' attività tipica della nostra epoca. Così come è causale - ammesso che ci sia qualcosa di davvero causale, in questo campo - che la multinazionale descritta venda pasti sostitutivi e integratori alimentari. Alimentazione, diete, anoressia: altri temi fondamentali del nostro tempo.

Ma il mio è anche un libro sull'identità, sulla comunicazione, sul mondo letterario, in particolare sui rapporti tra letteratura e marketing, sulla diversità - reale e presunta - tra due tipi di "narratori di storie".

Piramidi è, sì, un libro sulle illusioni, ma non c'è una vera intenzione critica. Il termine "illusione" in fondo, è vicino a certe altre parole, come speranza, sogno, utopia, progetto. Si vive - a volte abbastanza bene - anche di tutto questo. E siccome Piramidi racconta di una azienda piuttosto seria, ho potuto interrogarmi sul confine tra la presentazione menzognera di un miraggio e l'esortazione a un traguardo "possibile" anche se tutt'altro che certo.

Come mai ha deciso di pubblicare il suo libro con "Indicativo presente", collana diretta da Giulio Mozzi?

Per la verità, non è che uno scrittore non famosissimo possa star lì a "decidere" con chi pubblicare. Per intenderci, non ho (come altri narratori presenti in questa collana) accantonato formidabili contratti Mondadori o Einaudi. Certamente, però sono felicissimo di trovarmi in questa iniziativa: condivido in pieno l'idea di fornire resoconti di ineccepibile validità letteraria senza l'ossessione della fiction, dei meccanismi (o meccanicismi) tipici della narrativa comunemente intesa.

Cosa pensa di Giulio Mozzi?

Che non può esistere.
Certo, dopo averlo incontrato, mi sono rassegnato all'idea che esiste una persona conosciuta col nome di Giulio Mozzi. Ma in precedenza gli avevo chiesto via mail, se davvero esisteva o se dietro quel nome si nascondeva una cooperativa. Il dubbio non nasce solo dalla qualità di cose che il suddetto fa (da un bel po' di libri propri alla cura di antologie, dalla creazione di newsletter all'insegnamento, dalla lettura di libri mai inferiori alle mille pagine ai "sopralluoghi letterari" per conto di architetti, per non parlare della sua ubiquità, che ha per teatro la penisola intera) ma dalla anomalia della sua figura nel panorama letterario (e umano) italiano, dove non abbondano generosità è lealtà.

Lei ha dichiarato, in una recente intervista alla Rai, che le piacciono le forme narrative "sporche", contaminate dalla saggistica, dal giornalismo, ecc. Che tipo di idea ha del romanzo?

Un romanzo è "un'intuizione diluita ed estinta". Cito Umberto Galimberti, che non è un critico letterario ma uno psicoterapeuta.

Si parla spesso di Nord-Est italiano. Lei, invece, è uno scrittore del Sud-Est, infatti è nato e vive a Brindisi. Da un punto di vista della cultura del lavoro, cos'è il Sud-Est rispetto al Nord Est?

Non sono mai stato nel Nord-Est, quindi non posso parlarne. Rispetto alla "incultura" del lavoro del Sud-Est rimando a molti azzeccati passi di "Porto di mare" di Livio Romano. Per quel che mi riguarda, dopo il primo moto di dispetto di fronte a certe manifestazioni della mancanza di indipendenza (e intraprendenza) meridionale, non posso non subire, da salentino, il fascino di certe esortazioni del sommo Bene. "Non si nasce per lavorare".

Cosa le piace di Brindisi e cosa le piace di questa città?

Vivo e lavoro in provincia di Brindisi ma il capoluogo non è mai stato per me (credo per nessuno) un punto di riferimento. Amministrativamente è invenzione recente: fino a non moltissimo tempo fa questa era "Terra d'Otranto" (neanche Lecce è così antica nel ruolo di capoluogo). La superstrada che corre tra Brindisi e Taranto corrisponde grosso modo al Limitone de' Greci, l'antico confine tra bizantini e longobardi, un luogo non ben caratterizzato. Mi piacerebbe poter dire che abbiamo preso il meglio delle due culture, delle due Puglie. Temo si siano ereditati molti difetti, invece.

Facciamo un gioco. Io le dico alcuni nomi della cultura pugliese e lei mi dice che cosa ne pensa. Incominciamo con Edoardo Winspeare.

Winspeare ha catalizzato energie e destato interesse per il Salento in tutta Europa (anche se noi autoctoni, a volte, ci ritroviamo a chiederci se "chiamare i barbari" non sia, alla fine, deleterio). Sangue vivo è un film molto bello.

Livio Romano

Uno dei migliori scrittori italiani. Non va considerato semplicemente uno dei fenomeni del "Rinascimento salentino".

Alessandro Piva

La capa gira mi ha entusiasmato. Ritengo che si tratti di un film modernissimo, per nulla naif. Tengo a far notare che, pur vivendo a cento chilometri da Bari, ho spesso dovuto ricorrere ai sottotitoli. Un sintomo delle grandi diversità in questa lunghissima, infinita regione che si è deciso di chiamare Puglia.

settembre 2002, Andrea Di Consoli

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