Diario?

Mai tenuto, un diario. È vero che in realtà, da anni, non faccio altro: ogni racconto, articolo, intervento nei forum, nasce da un diario mentale. Ma è un diario sotto editing: si aggiusta, si cambia, si inverte, si confonde. I diari veri sono quelli buttati giù come viene viene, assomigliano all'Agenda Mieli sul Foglio: abbreviazioni, nomi conosciuti solo a chi scrive, frasi lasciate a metà, appunti di cui neanche il compilatore, dopo un po', capirebbe qualcosa, validi solo come gioco enigmistico di società. Insomma, i diari in rete sono un falso. La gente crede di guardare nella testa - o nel cesso - di chi scrive, e invece è tutto leccato, impostato, come nei reality show.

Ciò non toglie che la rapidità obbligata li renda abbastanza immediati. Abbastanza per farti sentire esposto, forse più di Simenon quando scrisse quel suo giallo ben esposto in vetrina. Era esposto il suo corpo ma lo scritto, nei giorni, poteva essere modificato, abbellito. Qui, invece, non c'è molto tempo. E non sai se è giusto annotare ciò che trovi rilevante, o divertente, o se sia più onesto appuntare tutto, senza neanche tentare di cogliere un filo o dare un senso, col rischio di ammucchiare un sacco di noiosissimi particolari.

Ci sarebbero le scorciatoie: postare vecchi pezzi, poesie, abusare dei link fino a farne un blog da giornalista. Non è detto che non lo faccia ma vorrei tentare l'onestà del diario vero e proprio. L'onestà di Flavio Santi, per esempio, che ci ha raccontato i cazzi suoi. Letteralmente. Magari se li è inventati ma se lo ha fatto merita ulteriori applausi. Non so se sono poi così pronto a denudarmi, però vorrei almeno evitare l'eccesso opposto: tenermi a distanza come Ornella Vanoni al microfono.

Per il Diario degli scrittori, ogni settimana ha preso il mouse uno scrittore diverso.
Io l'ho tenuto l'ultima settimana di aprile del 2004.

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