Un boh e mezzo

Il titolo poco accademico di questo intervento, che ha tanto inquietato la cara Antonella, non nasce dalla voglia di provocare o di sminuire le questioni. Il punto è che sono qui come scrittore e lo scrittore farebbe bene a non porsi questo genere di domande. Gli scrittori seguono percorsi tortuosi e poco ortodossi, coltivano le loro ossessioni, guai se frequentassero gli studi di letteratura comparata. C'è chi sostiene che uno scrittore non dovrebbe assolutamente leggere narrativa contemporanea, specie di conterranei. Solo classici, qualche libro d'altri continenti e tanta letteratura specialistica (biologia, medicina, marketing, geologia, soprattutto geologia, come esortava Manganelli). Così eviterebbe d'intrupparsi, di adagiarsi nei filoni più o meno coscientemente.

Boh, quindi, sarebbe la risposta più sincera e responsabile alla domanda sulle direzioni della nuova narrativa sudista.

Siccome, però, contravvenendo al citato divieto, inevitabilmente annuso, avanzo un sospetto: la nuova narrativa del Mezzogiorno va dove la porta Einaudi. Per far parte del sistema, infatti, occorre piacere ai protagonisti di quello che Vladimiro Bottone definisce il grande gioco, e non mi sembra che tra i lettori delle grosse case editrici ci sia una prevalenza di calabresi. Potrebbe anche essere, non conosco, ma, insomma, il terrone scrivente rischia di trovarsi condannato a due maniere egualmente innaturali.

Intervento al convegno Sudcreativo, Napoli, febbraio 2002
(atti raccolti su Libri Nuovi n° 23)

Geoidentità
Un boh e mezzo
Dipendenza
L'insostenibile leggerezza del corpo