Paesologia

Gli antropologi si vanno scoprendo letterati: citando Clifford Geertz (molti scienziati sociali hanno abbandonato un ideale esplicativo fatto di leggi ed esempi, cercando meno ciò che collega i pianeti ai pendoli è più ciò che collega i crisantemi alle spade) Eugenio Imbriani (La scrittura infinita, Besa 2002) riflette sull'etnografia che si propone come racconto. L'antropologo come scrittore, insomma. Lo scrittore, per converso, è da sempre un antropologo. Mi sembra del tutto naturale pensare ai grandi scrittori, da Leopardi a Sciascia, da Pasolini a Malaparte, da Parise a La Capria, come a degli antropologi. E come definire altrimenti Antonio Pascale e Livio Romano?

Franco Arminio, anche lui scrittore meridionale, rivendica a pieno titolo la qualifica. Respingerebbe tutt'al più l'aggettivo "meridionale": Ma dove sta questo Mezzogiorno? Il sud io non lo conosco. Conosco il mio paese e i paesi vicini. E sono tutti diversi. I paesi sono come i fiocchi di neve: non ce ne sono due uguali sbottò a un Convegno napoletano sul Mezzogiorno. Io sono un paesologo. Il paesologo non è un erudito locale che sa tutti i nomi dei signorotti che hanno dominato un paese spiega non somiglia allo storico o allo psicologo, ma ai raccoglitori di funghi o di asparagi...

Corriere della Sera - Puglia 4 giugno 2003

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