La lettera dello spedizioniere

Lo scritto dal quale Gadda trasse più godimento, e forse insegnamento? Non I promessi sposi, non la Commedia e neppure una delle pagine dei suoi Porta e Belli. A folgorarlo fu la lettera di uno spedizioniere. Una lettera commerciale, una prosaica quanto complessa storia di carichi, bolle, smarrimenti, forse naufragi, risolta con pulizia, agilità, semplicità e aderenza lessicale al tema. E la pagina di Calvino sul bottone? Uno tra i più alti esempi di maestria stilistica e capacità fantastica: l'universo evocato e riassunto nell'oggetto quotidiano.

Ci sono lettere eccezionali di Virginia Woolf che non sai se gelide o appassionate, sprezzanti o dolenti, sarcastiche o affettuose. E ogni volta che rileggo le trascrizioni di un discorso di Kurt Vonnegut ho la sensazione che nessuno sia mai riuscito a tenersi così distaccato nell'esposizione di un dramma, così equidistante dai poli di un problema e nello stesso tempo a coinvolgere emotivamente senza spingere verso una posizione precisa ma solo rendendo consapevoli, tremendamente consapevoli, dell'enormità di alcune situazioni. Sornionamente. Con un understatement così magistrale da trasformarsi in pàthos. Sul mio comodino spicca il Barnum di Baricco. Un termine di paragone, vera ginnastica per la mente. Anni fa compravo Linea d'ombra solo per leggere i deliziosi pezzi di Baricco (beh, anche per gli articoli di Giacché). Memorabile quello su Haydn e il cannocchiale dell'astronomo. Ma i suoi romanzi...

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