I nemici della pubblicità

Piccola carrellata di resistenti

A - I professori di liceo - Imperdonabili: dovrebbero sapere che la gran parte delle iscrizioni romane non funerarie a noi giunte - dalle iperboli sul salumaio ai panegirici sulle fellatio di Poppea - è costituita da messaggi pubblicitari. La Classicità negletta che li intenerisce tanto era fatta, ahinoi, di cartellonistica sull'oral. Quella civiltà era percorsa incessantemente da spudorate e spesso sgrammaticate vanterie d'ogni genere di merce. Molte di queste erano verbali, naturalmente, come ancora nei nostri mercatini, ma perché ritenere meno pervasiva della tivvì la stridula cantilena del venditore ambulante, contro la quale non si può neppure usare il telecomando? Senza il commercio (e la sua anima) non ci sarebbe stato nessun Virgilio. E proprio a Virgilio probabilmente - come a D'Annunzio la Rinascente - i grandi mercanti si rivolgevano per qualche dritta sulla comunicazione.

Ma i nostri professorini dal mouse rosso si lamentano della pubblicità moderna per la sua specificità: essere fondata sugli stili di vita. È sicuramente vero che negli ultimi anni l'insistenza sullo stile di vita è cresciuta enormemente, fino a diventare quasi interamente il messaggio (quasi, badiamo bene, altrimenti la pubblicità non potrebbe definirsi tale) anche se questa escalation non è dovuta certo alla Nike, come credono anche gli "specialisti"...

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