Caino, questo consumista

Si scannano madri, si bruciano padri: caccia ai mandanti. Alla mandante anzi: questa nostra società. Ovvero. La televisione. La violenza al cinema. E non parliamo di Internet. Ma no, i veri responsabili siamo noi genitori (da leggersi: voi genitori): ai nostri tempi i veri valori si inculcavano sin dall'infanzia. Macché, è il benessere. L'idolatria del denaro. Il consumismo.

Ma Caino, 'azzo consumava? cicoria? granaglie? tapioca? manioca? Perché tutti questi bravi cittadini, timorati ma ignoranti, non ripassano in moviola la scena primaria della nostra civiltà, l'episodio fondante della vita su una terra non più paradisiaca? Un fratricidio. Omicidio in famiglia. Non ce n'era nessun altro per la verità, da scannare senza tanto scandalo.

Qualcuno preferisce rifarsi a miti laici, pagani. E, come tutti sanno, Elettra scimmiottava i telefilm, Edipo quando non chattava faceva il broker, e Medea, che si faceva di sicuro, fu vittima della globalizzazione dei mercati di pelle di pecora. Cassandra, che era la più pacifica, diffondeva i suoi infausti presagi tramite SMS, di nascosto dalla mamma (addirittura, secondo alcuni, dal fisso di casa).

Io penso tutto il male possibile dei freudiani ortodossi, ma, insomma, possibile che milioni di persone rimuovano totalmente il loro vissuto di odio per i genitori? Nessuno, è cognizione diffusa, odia con l'intensità e la purezza dei bambini (l'odio è un sentimento: perché miriadi di imbecilli si affannano a dire che i nostri ragazzi non hanno sentimenti? Mai stati così pieni di sentimento).

Ah, i bei tempi della nostra sana civiltà contadina, quando i patriarchi inculcavano i sani valori della tradizione! Ma quali? Mai come nella nostra rimpianta tradizione è stata idolatrata la roba. I fondi (intesi ancora come terreni, non come azioni), la dispensa, il lino della biancheria. E non c'è bisogno di scomodare Verga: in questi giorni ho collaborato alla sistemazione di una raccolta di proverbi popolari che si distingue da altre simili per la ripartizione in molte precise categorie, non le solite tre o quattro. Benché nella classificazione iniziale fossero previste voci come fede, speranza, amore, generosità, amicizia, solidarietà, a un esame appena più attento ci si è resi conto che i pochissimi motti dapprima inseriti sotto questi titoli andavano spostati perché riguardavano in realtà il loro opposto. Non c'è niente di più sordido, gretto, egoista, disperante, a-sentimentale e a-spirituale della sana vecchia società. Che un vantaggio aveva, se il controllo sociale può chiamarsi vantaggio: l'affollamento era tale che alla ventisettesima coltellata qualcuno interveniva e la cosa si risolveva al pronto soccorso (a proposito è vero che coltellate sono davvero tante - roba da gomito del tennista - ma la ferocia lì c'entra poco, per una volta è davvero colpa dei filmacci, dove la gente casca giù al primo colpo e crepa senza tante storie. Ammazzare nella realtà, invece, è molto più lungo e difficile, specie per i dilettanti. E una volta che hai cominciato non sai più come cancellare quegli sguardi, spegnere quei rantoli. No, non è ferocia, è schifo e terrore, fretta di finirla, voglia di cancellare, voglia di non esserci). Ma sarei curioso di sentir argomentare i tutori della privacy (quelli che perseguono gli invii senza consenso di buoni omaggio per il detersivo) sul valore della promiscuità, del fiato sul collo di una comunità intera su ogni atto della nostra vita.

Della sconsolata raccolta di cui sopra fa parte questo detto: la capu è na sfogghia di cipodda (il cervello è una tunica di cipolla). La gente non scruta oltre il velo, quel fragilissimo involucro semitrasparente che racchiude il nocciolo di violenza che siamo tutti noi. Si ferma alla sfoglia (un bel cappottino, un andatura tranquilla, quattro convenevoli) e si rifiuta di credere che i rettile millenario nel cuore della cipolla possa squarciare la velina in qualsiasi momento. Incapace di riconoscere il dramma eterno riscontra solo una curiosa anomalia. Cerca affannosamente l'anormalità in quelli rimasti senza sfoglia e non comprende che l'anormalità è la sfoglia. Non abbiano una millenaria, docile, rousseauiana natura a cui ritornare. Siamo costretti a coltivare la nostra fortunosa, impropria, artificiale tunica di civilizzazione. Se mai si ispessirà, sarà bazzicando il futuro, non certo rincorrendo il passato.

Va detto, in difesa dei lamentatori, che di questi e altri crimini per molti anni non si è parlato, prima perché non voleva Mussolini, poi perché non voleva Andreotti (ricordate la guerra al neorealismo?). E fino a qualche tempo fa i fattacci disgustosi venivano relegati al loro posto, nella pagina di cronaca nera, ora debordata fino a diventare tutto il quotidiano. Trovandosela a tavola ogni giorno, gli animi impressionabili non possono non pensare che il mondo intero sia un mattatoio di genitori - e soprattutto che lo sia diventato solo l'altro ieri. Ma l'attenuante si trasforma in aggravante: cosa, se non la necrofilia e il voyeurismo dei normali, ha provocato la scomparsa di ogni informazione che non sia cronaca nera? È l'audience che sbatte il mostro in apertura di TG, per la gioia sotterranea dei benpensanti, che hanno la soddisfazione di indignarsi prima per i fattacci e poi perché i giornalisti mascalzoni amplificano questi gesti propinando cattivi esempi ai loro ragazzi.

Qualcuno mormora sconsolato, in disparte, fuori trend: opera del Diavolo. Beh, lasciatevelo dire da un vecchio agnostico: l'influenza del Maligno mi sembra una causa molto più realistica di quelle parasociologiche che sono costretto ad ascoltare ogni santo giorno. Solo che io magari penso ai demoni degli junghiani, e già non vale più.

Ultimissima perla colta al volo: sarà mica colpa della mucca pazza? Trattenete le risate: matricidio e mucca pazza sono la stessa cosa. Sono il terrore. Il terrore in cui vogliamo - vogliono farci - vivere. Per quell'HIV che ora dicono, pare, non c'azzecca niente, ci hanno fatto intravedere la fine dell'umanità e ottenuto repulsione per i nostri corpi, per la vita stessa. Poi ci hanno servito le mucche mentalmente disturbate (un po' di politically correct anche per loro, che diamine) cioè semplici sospetti su un rischio eventuale - che è stato eventuale, dati i rigorosi controlli odierni (preoccuparsene ora è piangere sulla carne versata). Spingere al ribrezzo per i mattatoi, tutto sommato, è stata buona cosa, ma hanno finito per farci odiare anche le povere vacche. Meno male che i nostri pezzi e core le hanno scalzate dal teleschermo. Tra poco, spero, saranno di nuovo soltanto la bucolica copertina di Atom Heart Mother.

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